
I soliti applausi ringraziavano la magia delle dita snelle di Wolfgang e i melodici calli sulle dita di Vic. Per pochi istanti Wolfgang disegnò un taglio strano di felicità sul suo volto. Vic invece era entusiasta di quelle semplici fantastiche note, dimostrandolo con un largo sorriso in viso. Vedendo dal riflesso appannato della finestra i nuovi clienti del locale accomodarsi tra la folla, il pianista decise di cambiare un pò le carte in tavola. “Stavolta vai avanti tu Vic, io ti seguo”. “Va bene amico, non ti deluderò”. Piccoli giri di note e i due musicisti partirono insieme. Wolfgang armonizzava qualunque piccolo basso che le dita di Vic osavano minimamente sfiorare. Nelle mura gialle del locale fiorivano coloratissimi pistilli da cui sgorgavano pentagrammi e crome. E il tempo sembrava per un istante essersi pietrificato, ammorbidito come la cera appena calda di una candela spenta. Wolfgang quasi chiudeva gli occhi accompagnando per mano Vic tra il buio che entrava dalla finestra appannata. Invece il pianista fissava un'unica sagoma attraverso quel riflesso, vedendo nei suoi occhi la meraviglia di un bambino che guarda i fuochi d’artificio per la prima volta. Quando i fiori si appassirono e caddero per terra, Vic si avvicinò all’amico stringendo con grande stima la mano del pianista, per poi continuare a fermare il tempo profumando il locale di tantissimi fiori armonici. Alla chiusura del locale Martine chiese a Wolfgang se gentilmente prima di andare via avesse potuto aiutarla nel spostare alcuni scatoloni. Quasi stranamente, con la sua malinconica pazienza, Wolfgang aiutò la ragazza con uno sguardo deluso in viso. Si era ricordato del riflesso del vetro appannato, e la delusione di non aver potuto suonare qualcosa di veramente stupendo affinché il riflesso potesse diventare realtà gli mangiava l’anima. Ad un tratto vide porsi davanti una piccola mano, intenta a complimentarsi per le splendide melodie suonate quel giorno. Wolfgang ringraziò la mano e la sua proprietaria, quei complimenti erano davvero ben graditi, ma ancora non riusciva a togliere la delusione dal volto. Improvvisamente una strana sensazione, come il profumo nostalgico, invase il pianista, e il riflesso che prima aveva visto in un semplice vetro appannato gli si presentò davanti. Wolfgang era smarrito, si trovava spiazzato, non sapeva cosa fare, cosa dire. Prima di pensare di dire qualcosa, quella ragazza che fissava negli occhi cominciò a parlare, ma non riusciva a sentire cosa dicesse, era troppo perso nell’improvvisa sorpresa. Quando capì che la giovane donna si era complimentato con lui ringraziò con molta semplicità, ma ancora aveva quella stupida delusione sulle labbra. Sperava che la paura che aveva scatenato la prima volta nella donna fosse scomparsa, ma quella speranza si spezzò non appena gli ricordò di quanto fosse orrenda la sua arte nel prendere a calci un piano. Wolfgang rimase freddo come il lato esterno della sua finestra appannata. Ancora più smarrito, il pianista vide l’altra donna urlare contro l’ultima, ammonendola per quelle sue parole ammonitrici, ma ormai il giovane uomo si era perso. La ragazza urlò ancora contro di lui, ma Wolfgang non riusciva a capire, non voleva capire più niente di quegli istanti. Dopo il terribile sfogo la donna scappò fuori la porta cigolante, e Wolfgang rimase immobile fissando il vuoto. Quando un profondo freddo bussò dentro, lasciò muovere le ginocchia verso i bianchi fantasmi che avrebbero reso quella notte la più orribile eclissi dell’anima.
Estelle osservava il suo mostro personale mentre urlava i suoi sentimenti. Non riusciva a capire...cosa stava succedendo?
- Estelle…ehi…ci sei?
Era Etienne. Aveva uno sguardo preoccupato. Da uno dei tanti tavolini vuoti Audrey fissava Estelle, domandandosi il perché facesse tante storie. Le fece il gesto di sedersi accanto a lei.
Cosa fare ora? Estelle era indecisa…non poteva assolutamente presenziare allo spettacolo dell’artista assassino, ma non poteva neanche tradire la fiducia del caro amico.
Seguì Etienne verso il tavolino, in silenzio.
I due amici erano preoccupati, ma Audrey iniziava ad irritarsi. Era una giornata speciale per il designer, e qualunque lunatico problema fosse apparso alla mente della giovane, poteva di sicuro aspettare qualche ora. Aprì bocca per dare sfogo ai suoi sentimenti, quando Etienne, conscio del presunto gesto della ragazza la interruppe dicendo: - Ehi…non vi pare una melodia stupenda?
Non sapeva se avrebbe funzionato…però almeno aveva rimandato le strilla di qualche ora.
Audrey annuì, mentre distoglieva lo sguardo da Estelle. La giovane dai capelli corvini invece non voleva sentire. Come potevano definirla…una bella melodia? Era un assassino! Come potevano non rendersene conto? Chiuse gli occhi per abbandonarsi alla sua disperazione incompresa. Ma, con sua enorme sorpresa si rese conto che il maestro era tornato un angelo. Spalancò gli occhi e si alzò dalla sedia. Osservò il pianista che si dimenava mentre le sue mani erano ansiose di dipingere un’armonia senza fine. Estelle non riusciva a capire come il suo nobile orecchio non avesse percepito un tale amore, sulla soglia della porta. Si strinse le mani e si lasciò trasportare dai sentimenti. Era stupita di se…in quelle note non avvertiva nulla del diavolo che aveva sentito l’altra volta…bensì era tornato il genio del primo impatto.. il lettore della sua anima tormentata. Improvvisamente si sentì in colpa…ma…in fondo al cuore non riusciva a dimenticare quel precedente abuso. Due facce. Ecco chi era. Era un pianista a due facce, dalla doppia personalità e dal doppio sorriso.
In quel momento le mani dell’uomo si fermarono. La ragazza vide avvicinarsi a lui un altro uomo…che fortemente gli stringeva la mano.
- Estelle siediti! Che hai! Cosa ti succede! Muoviti!?
L’altra, come risvegliata da un sogno, si sedette e si scusò del suo comportamento. Audrey la ricambiò con uno sguardo torvo. Etienne impaurito iniziò a balbettare: - Allora.. come vi avevo accennato prima…il proprietario di questo locale mi ha chiesto di dipingere l’insegna del locale in maniera da attirare qualche cliente in più.. E’ un lavoro non molto retribuito…ma per iniziare e per farmi una nomea…dovrò pur fare qualcosa..
Il ragazzo abbassò la testa. L’entusiasmo di prima era svanito di colpo, alla vista dello svolgimento della serata. Audrey lo guardò con ancora più tristezza e per rincuoralo gli disse che invece era un’ottima opportunità per un giovane come lui, e che non doveva vergognarsene. Estelle lo abbracciò, e, una volta ristabilito il buon umore, la serata trascorse allegramente.
Verso le 23.00 il locale era semivuoto , quindi i ragazzi si avviarono verso l’uscita; ma prima di andarsene il ragazzo si presentò al padrone del locale. Mentre i due parlavo amichevolmente, accordandosi sull’affare, Audrey notò un uomo che spostava alcuni scatoloni. Si avvicinò a lui e con gioia capì che si trattava del pianista. Si accostò ancora di più e gli tese la mano congratulandosi per lo spettacolo sublime al quale aveva assistito. Il pianista era soddisfatto dei complimenti, ma aveva una sfumatura di delusione sul volto.
Dall’uscio Estelle si accorse della scena e si precipitò immediatamente verso i due. Non appena fu davanti al suo tormento lo guardò con occhi indagatori. Il ragazzo non sapeva cosa fare: da tempo aveva desiderato questo momento…e ora vedeva solo due immensi occhi che tendevano all’infinito di se. Audrey non sapeva cosa stesse accadendo. Era in panne e fuori posto. Fu Estelle a parlare per prima:
- Oggi sei stato sublime.
Il pianista aveva osservato solo l’impercettibile movimento delle labbra rosse, il suono era arrivato molto dopo.
- Ah…grazie, sono molto contento che ti sia piaciuta.