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Capitolo 18 - L'Eclissi Di Una Candela

martedì, 13 novembre 2007

I soliti applausi ringraziavano la magia delle dita snelle di Wolfgang e i melodici calli sulle dita di Vic. Per pochi istanti Wolfgang disegnò un taglio strano di felicità sul suo volto. Vic invece era entusiasta di quelle semplici fantastiche note, dimostrandolo con un largo sorriso in viso. Vedendo dal riflesso appannato della finestra i nuovi clienti del locale accomodarsi tra la folla, il pianista decise di cambiare un pò le carte in tavola. “Stavolta vai avanti tu Vic, io ti seguo”. “Va bene amico, non ti deluderò”. Piccoli giri di note e i due musicisti partirono insieme. Wolfgang armonizzava qualunque piccolo basso che le dita di Vic osavano minimamente sfiorare. Nelle mura gialle del locale fiorivano coloratissimi pistilli da cui sgorgavano pentagrammi e crome. E il tempo sembrava per un istante essersi pietrificato, ammorbidito come la cera appena calda di una candela spenta. Wolfgang quasi chiudeva gli occhi accompagnando per mano Vic tra il buio che entrava dalla finestra appannata. Invece il pianista fissava un'unica sagoma attraverso quel riflesso, vedendo nei suoi occhi la meraviglia di un bambino che guarda i fuochi d’artificio per la prima volta. Quando i fiori si appassirono e caddero per terra, Vic si avvicinò all’amico stringendo con grande stima la mano del pianista, per poi continuare a fermare il tempo profumando il locale di tantissimi fiori armonici. Alla chiusura del locale Martine chiese a Wolfgang se gentilmente prima di andare via avesse potuto aiutarla nel spostare alcuni scatoloni. Quasi stranamente, con la sua malinconica pazienza, Wolfgang aiutò la ragazza con uno sguardo deluso in viso. Si era ricordato del riflesso del vetro appannato, e la delusione di non aver potuto suonare qualcosa di veramente stupendo affinché il riflesso potesse diventare realtà gli mangiava l’anima. Ad un tratto vide porsi davanti una piccola mano, intenta a complimentarsi per le splendide melodie suonate quel giorno. Wolfgang ringraziò la mano e la sua proprietaria, quei complimenti erano davvero ben graditi, ma ancora non riusciva a togliere la delusione dal volto. Improvvisamente una strana sensazione, come il profumo nostalgico, invase il pianista, e il riflesso che prima aveva visto in un semplice vetro appannato gli si presentò davanti. Wolfgang era smarrito, si trovava spiazzato, non sapeva cosa fare, cosa dire. Prima di pensare di dire qualcosa, quella ragazza che fissava negli occhi cominciò a parlare, ma non riusciva a sentire cosa dicesse, era troppo perso nell’improvvisa sorpresa. Quando capì che la giovane donna si era complimentato con lui ringraziò con molta semplicità, ma ancora aveva quella stupida delusione sulle labbra. Sperava che la paura che aveva scatenato la prima volta nella donna fosse scomparsa, ma quella speranza si spezzò non appena gli ricordò di quanto fosse orrenda la sua arte nel prendere a calci un piano. Wolfgang rimase freddo come il lato esterno della sua finestra appannata. Ancora più smarrito, il pianista vide l’altra donna urlare contro l’ultima, ammonendola per quelle sue parole ammonitrici, ma ormai il giovane uomo si era perso. La ragazza urlò ancora contro di lui, ma Wolfgang non riusciva a capire, non voleva capire più niente di quegli istanti. Dopo il terribile sfogo la donna scappò fuori la porta cigolante, e Wolfgang rimase immobile fissando il vuoto. Quando un profondo freddo bussò dentro, lasciò muovere le ginocchia verso i bianchi fantasmi che avrebbero reso quella notte la più orribile eclissi dell’anima.



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